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VENETO
MITICO
MITICO
IL TEATRO DI CARLO GOLDONI
Se hai partecipato a qualche spettacolo teatrale come attrice o
come attore, sicuramente avrai avuto tra le mani un copione, il
testo su cui hai studiato la tua parte: una “guida” davvero indi-
spensabile per indirizzare chi agisce sulla scena!
Eppure, fino a 300 anni fa il copione scritto non esisteva e gli
attori improvvisavano: inventavano le battute sul momento se-
guendo solo un canovaccio, cioè una traccia. I personaggi erano
sempre gli stessi e con le stesse caratteristiche. Così venivano
riconosciuti facilmente dal pubblico: Arlecchino, per esempio.
La vita nel teatro
A rivoluzionare il modo di fare teatro ci pensò lo scrittore vene-
ziano Carlo Goldoni.
Carlo Goldoni amava osservare con attenzione le persone che in-
contrava per strada, nei mercati e nelle locande: ascoltava come
parlavano, come si muovevano, come scherzavano. Tutto ciò che
vedeva diventava per lui un’idea per una commedia, cioè una
storia divertente da recitare a teatro.
Egli desiderava raccontare la vita vera della gente comune: ser-
vitori, artigiani, mercanti e famiglie veneziane. Le sue storie fa-
cevano ridere ma anche riflettere, perché mostravano i pregi e i
difetti delle persone.
Un mondo di novità
Goldoni volle cambiare il modo di fare teatro. Per questo:
• scrisse i dialoghi per intero, così gli attori non dovevano più
improvvisare;
• eliminò alcune maschere, perché voleva personaggi che rap-
presentassero le persone reali, nei loro sentimenti ed emozioni;
• raccontò la vita della gente semplice, come servitori, artigia-
ni, mercanti;
• usò la lingua parlata a Venezia, che rispecchiava il modo di
esprimersi della gente comune.
Le novità introdotte da Carlo Goldoni furono molto apprezzate
sia in Italia sia in altri Paesi del mondo: per questo egli è consi-
derato il padre del teatro moderno.
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